IL PROBLEMA È IL PIEDISTALLO, NON LA STATUA

Written by on giugno 28, 2020

Un gruppetto di ragazzi, inferociti, legano delle funi al monumento equestre del Presidente Andrew Jackson vicino alla Casa Bianca. La statua è grossa, colossale: chi tira a destra, chi a sinistra. Ma Jackson non viene giù. Arriva la polizia e Jackson si salva. Oltre che sulla banconota da 20 dollari, rimane sul suo cavallo, almeno per ora.

Gli Stati Uniti sono lancinati dall’iconoclastia contro monumenti di personaggi che oggi si ritengono ambigui, in alcuni casi indegni, fuori dalla storia e a seguire, come sempre, ribolle tutto il mondo.

Ho conservato nella memoria l’immagine di Saddam Hussein che nel 2003 viene scaraventato giù dai propri piedistalli in tutte le piazze dell’Iraq, dove fino a pochi mesi prima era stato idolatrato. Così fanno le rivoluzioni: innalzano e fanno crollare simboli, che sono portatori di idee identitarie che ogni volta hanno soppiantato idee precedenti. Questa è la Storia, anzi il Tempo.

Molti si chiedono perché tenerci la statua di Montanelli a Milano, le Statue di Colombo nei 5 continenti, i colossi dei generali confederati negli Stati del Sud dell’America trumpiana. Perché dovremmo?

Anche Bistory partecipa al dibattito, ma con “emozionale freddezza”, raccontando forse il più esecrabile personaggio della storia moderna che può vantare ancora numerosissimi monumenti a piedi e a cavallo e infinite vie e piazze a lui dedicate: Leopoldo II del Belgio, Re senza cuore del Congo.

Eppure la nostra scelta di partecipare ad un dibattito attraverso un racconto storico, sembra insufficiente persino a noi stessi. La complessità e l’analisi sono profumi a cui la nostra società ormai sembra allergica. Tutto deve essere nero o bianco, facile tanto da stare in un tweet o in un “msg di wApp”, risparmiando persino sulle lettere dell’alfabeto. Per noi, no! Proviamo ad andare controcorrente. Se volete, tirate giù anche noi dal piedistallo!

La nostra società fatica da sempre a distinguere tra Storia e Memoria, tanto che si cerca di cancellare la prima dalla scuola, sostituendola con la moltiplicazione di giornate in cui si recupera la seconda. Ma sono cose diverse! La Storia è una scienza, il più possibile neutra, non morale o moralistica: si studiano i fatti, senza emozioni. Per le emozioni, e i monumenti che cementano spesso l’appartenenza, la nazionalità, il gruppo sociale, usiamo la memoria e il suo diario, con tanto di date, giorni, mesi e anni e didascalie, spesso brevissime. Ecco cosa è un monumento: un appunto della memoria che colora le nostre strade, le nostre piazze, ricordandoci chi eravamo e chi erano quelli che ci rappresentavano con grande approvazione pubblica. Ecco i Garibaldi che ci hanno unito, i Colombo che ci hanno scoperto, i Churchill che ci hanno preservato, i Walt Disney che ci hanno divertito. O forse no? Si, perché i monumenti della memoria hanno una data che è quella in cui è vissuto il personaggio e, in aggiunta, quella in cui è stato eretto il monumento. Spesso vicinissime, colme di emozione, gratitudine, convenienza politica: memoria, emozione, gratitudine di persone che vivevano la mentalità del loro tempo e i valori comuni della loro epoca. Non i nostri!

Ed ecco allora che la memoria dei nostri nonni cozza con la memoria presente, coi valori contemporanei. La Storia non c’entra nulla. E allora che fare? Abbattere? Per noi di Bistory, ça va sans dire, assolutamente no! Il nostro mantra, anzi, è conservare, spiegare, contestualizzare, capire. Ma ci rendiamo conto che per i nostri tempi è troppo, tra “scemocrazie” con leader palesemente impreparati, dibattiti low profile e fiammeggianti riservati ai social, ansia di vivere in un mondo che non capiamo, ma che vogliamo spiegare agli altri, in massimo 200 caratteri.

Recuperiamo la Storia e mettiamo da parte la memoria. Chi c’è sotto la scorza di bronzo o di marmo dei nostri monumenti, quando hanno vissuto e di loro cosa si pensava allora? Bisogna studiare per poterne parlare… Troppo difficile! Tutti i personaggi, anche i più santificati dalla memoria, sono stati esseri umani prima che eroi, mai monodimensionali o beati al 100% (nemmeno i santi lo sono stati così indefinitamente). Colombo disprezzava i nativi americani, come tutti i nostri avi suoi contemporanei. Sant’Ambrogio è stato un grande organizzatore politico e religioso, un vero co-fondatore del Cristianesimo, ma, come molti cristiani del IV secolo, era favorevolissimo alle persecuzioni violente dei non cristiani. Einstein maltrattava la sua prima moglie, forse anche con qualche violenza, come purtroppo era uso e costume diffuso un secolo fa. Ma chi vuole negare che Colombo, Sant’Ambrogio, Einstein abbiano fatto la Storia? Le loro statue, le vie a loro intitolate, indicano il lato grandioso della loro vita e ovviamente nascondono le loro debolezze, le loro meschinità, la loro umanità, persino qualcosa che visto oggi sarebbe un piccolo o grande crimine. Chi può ergersi a giudice per stabilire a posteriori il limite tra i comportamenti grandiosi e quelli esecrabili? Il parametro è la legge di oggi? Che domani sarà sicuramente diversa e forse condannerà anche noi che ci riteniamo giusti!

Non abbattiamoli, raccontiamoli. Prendiamo il meglio da loro: il loro coraggio, la loro fede, la loro mente brillante, la loro capacità di unire. Lasciamo alla spiegazione della Storia le loro ombre, spesso dettate dai lati bui delle loro epoche rispetto al nostro attuale giudizio morale.

Ogni statua infine va rispettata perché non racconta solo il personaggio scolpito, ma anche lo scultore che l’ha realizzata. Tutte sono opere d’ingegno di incolpevoli creativi, molte sono vere e proprie indimenticabili opere d’arte: i mosaici fascisti che i tifosi calpestano senza contezza prima di entrare allo stadio Olimpico di Roma sono capolavori di Gino Severini, un’opera senza tempo e senza necessità di approvazione morale. Vogliamo distruggerli? Alla Galleria Borghese di Roma Venere ha le fattezze che Canova delineò splendidamente su Paolina Bonaparte, sorella di Napoleone. Un orco, considerato un criminale in tutta Europa fuor dalla Francia all’inizio del 1800, al pari o peggio di Hitler 140 anni dopo. Martellate al Canova, allora?

No grazie. Pensiamo, studiamo, capiamo. Evitiamo l’iconoclastia, l’odio, la macchina del tempo della moralità. Ogni opera d’arte distrutta, anche la meno nobile, è una sconfitta. Ogni puntata della Storia ignorata è una disfatta e ogni testimonianza del passato cancellata è un crimine. Il confine tra il provocatorio e indifendibile racconto del grande giornalista Indro Montanelli sulla sua sposa bambina e l’apostasia dichiarata dei Buddha giganti fatti saltare nell’islamico Afghanistan è sottilissimo. Siamo meglio dei Talebani: loro non avevano dubbi.

 

The Butcher of Congo: King Leopold II of Belgium

Poster di Mukthar Dar © 2020

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