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5 DISCHI DA NON PERDERE

Written by on ottobre 5, 2022

5 DISCHI DA NON PERDERE

La selezione di Francesco Sergnese di NeverWas Radio

The Mars Volta – The Mars Volta: un ritorno attesissimo, che scardina ogni certezza che avevamo sulla band. Strano a dirsi, ma questo lavoro è probabilmente la parentesi più morbida del duo Lopez-Zavala. La ruvidezza punk fa spazio ad un soffice strato di sintetizzatori, i ritmi nervosi e contorti diventano più distesi ed assimilabili e le parole dei testi si fanno quasi pienamente comprensibili. Quello che non cambia è il senso di libertà che comunica la loro musica, che al di là della forma, è in grado di far viaggiare la mente oltre i canonici limiti imposti dai format musicali di oggi.

 

Almamegretta – Senghe: cinque anni di attesa sono valsi la pena, perché questo nuovo lavoro di Raiz e soci è davvero una bella perla per il nostro panorama musicale. Con la collaborazione centrale di Paolo Baldini e Danilo Turco, il disco è una di quelle opere che si inseriscono nelle fessure, negli anfratti (senghe, appunto) della società, per distruggere dall’interno i muri che la dividono. Una bomba dub/dancehall, che riporta la commistione tra generi e culture al centro della comunità, che ci insegna che chi vuole la guerra alla fine non vince mai.

Jana Rush – Painful Enlightment: questo album è figlio dell’esigenza di esprimere delle emozioni e delle sensazioni che se represse divorerebbero l’anima. I ritmi sghembi e troncati, le atmosfere cupe e i campionamenti stralunati portano l’ascoltatore nella testa di un’artista tormentata, che ha bisogno di trovare un modo per esorcizzare i propri demoni, per affrontare i traumi ed esplorare gli angoli più remoti della propria depressione. Un lavoro tra footwork e free jazz, che insistendo sugli elementi cardine di questi generi è in grado di amplificare la capacità emotiva di chi ascolta.

Rhiannon Giddens (with Francesco Turrisi) – They’re calling me home: un disco che ha vinto il Grammy come miglior disco folk dell’anno ha bisogno di poche presentazioni. Un trascendentale connubio di tradizioni musicali diverse, in cui la voce di Rhiannon si mostra in tutta la sua complessità e versatilità. Ad accompagnarla, il percussionista e polistrumentista italiano Francesco Turrisi, che intesse trame musicali minimali, ma tremendamente efficaci, intorno alla voce della compagna. Un lavoro che andrebbe analizzato a fondo, perché nella sua semplicità nasconde la maestria di due musicisti incredibili, capaci di portare il rapporto tra tradizione e contemporaneità ad un nuovo livello.

Jon Hopkins – Music for Psychedelic Therapy: la rivoluzione psichedelica a cui stiamo assistendo porta con se dei concetti rivoluzionari, che per anni sono stati accantonati in un angolo e relegati ad “argomenti da fattoni”. Ci stiamo accorgendo oggi invece, che ci sono elementi di natura terapeutica che possono essere fondamentali per affrontare determinate patologie e stati d’animo. Qui si inserisce il lavoro Jon Hopkins: delle composizioni che accompagnino o che addirittura guidino l’ascoltatore durante un’esperienza con sostanze psichedeliche. Una musica che sia in grado di uscire dai canoni stilistici della psichedelia come la intendiamo nella cultura pop, ma che allo stesso tempo sia una un luogo in cui l’ascoltatore può trovare conforto. Decisamente un punto di inizio per delle ricerche scientifiche e musicali, che potrebbe aprire dei nuovi percorsi nell’ambito della musicoterapia e dell’avanguardia musicale.


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