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Violenza sulle Donne: nel 2020 crescita esponenziale delle richieste d’aiuto

Written by on novembre 24, 2020

Trasversalità e Reiterazione, queste le principali caratteristiche della Violenza sulle Donne nel 2020, in crescita, anche a causa del Lockdown

Il 25 novembre è la Giornata Mondiale per l’Eliminazione della Violenza Contro le Donne, istituita dall’Organizzazione delle Nazioni Unite nel 1999. E se ogni anno la ricorrenza ci ricorda quanto lavoro ci sia ancora da fare per risolvere l’odiosa questione, i dati del 2020 ci restituiscono una fotografia del fenomeno per nulla incoraggiante. Perché? Perché stando al report Istat pubblicato questa estate, nell’arco di soli sei mesi le denuncie e le richieste d’aiuto da parte di donne vittime di violenza erano già cresciute in maniera esponenziale rispetto al trend degli anni precedenti, complici anche la pandemia e il lockdown primaverile.

 

I numeri

Il rapporto ISTAT con i dati delle Forze di Polizia e del 1522 (il numero antiviolenza e stalking) parla chiarissimo: a partire dal 22 marzo 2020 la crescita delle chiamate ha avuto un andamento esponenziale, per poi decrescere in coincidenza con la fase 2 e la progressiva e graduale riapertura dal 4 maggio in poi. Questo significa una cosa agghiacciante: per molte donne il lockdown primaverile è stato un chiudersi in casa con il proprio abuser, perdendo – a causa del distanziamento sociale – anche il sostegno diretto della propria rete famigliare e amicale. Se si aggiunge la crescita della crisi economica e la maggiore difficoltà legata all’accesso ai servizi di prevenzione e protezione, comincia a prendere forma un dato tanto inquietante quanto reale: si stima infatti che siano oltre 49mila le donne che nel 2020 hanno cercato aiuto a causa di violenze subite, il 13,6% in più rispetto al 2017.

violenza sulle donne dati istat 2020 lockdown

 

Cosa si intende per “Violenza”?

Lo spiega bene la Risoluzione n. 54/134 dell’Onu: è “qualsiasi atto di violenza di genere che si traduca o possa provocare danni o sofferenze fisiche, sessuali o psicologiche alle donne, comprese le minacce di tali atti, la coercizione o privazione arbitraria della libertà, sia che avvengano nella vita pubblica che in quella privata”. Secondo il rapporto ISTAT, quella descritta da coloro che chiedono aiuto è per lo più violenza di tipo fisico e psicologico. In particolare è la prima a registrare i dati più preoccupanti nel periodo del primo lockdown (passando da 44,9% a 51,3%). L’altro dato da segnalare è la reiterazione: il 15,1% delle vittime dichiara infatti di subire violenza fisica da mesi e il 79% da anni. Stessa cosa per la violenza psicologica che dura da mesi nel caso del 22% delle vittime e da anni  per il 73,2%.

 

Chi sono le vittime?

Un altro aspetto estremamente inquietante del rapporto ISTAT è l’individuazione del profilo-tipo delle vittime, che racconta in maniera evidente di una forte trasversalità della violenza. E se è vero che ad essere più colpite sono le persone tra i 35 e i 44 anni, coniugate, occupate e dal profilo di studio medio-alto, basta però dare una rapida occhiata ai dati per rendersi conto che nessuno può dirsi realmente al sicuro. Quello che invece sembra abbastanza univoco è l’autore della violenza, che per il 92,4% avviene per mano dell’uomo.

 

La denuncia: un percorso difficile

E questi sono “solo” i casi ufficiali, ai quali bisogna aggiungere anche tutti quelli sommersi e non denunciati. E pare, purtroppo, che sia proprio quello delle denunce di violenza, l’unico numero ad essere calato nel trimestre marzo-maggio 2020, rispetto allo stesso periodo del 2019, passando dal 16,6% (339 casi) al 12,9% (547 casi). Ma perché le vittime non denunciano? Stando sempre al rapporto ISTAT, la maggior parte delle vittime non denuncia perché teme le conseguenze negative che si possono generare nel contesto famigliare (si passa dal 19,5% del 2019 al 27,4% del 2020), per paura generica (14,8%) o per paura della reazione del violento (13,7%). Mentre il 3,8% delle persone motivano il ritiro della denuncia perché invitate direttamente dalle Forze dell’Ordine a farlo o perché hanno poca fiducia in queste ultime. “Alla paura e alla sensazione di non essere tutelati si somma anche l’impossibilità concreta di un’alternativa di vita: sono molte in questo senso le persone che dichiarano di non avere un posto dove andare (6,9%). Tra le vittime, il 2,9 per cento (129) ha ritirato la denuncia e 1 su 2 è tornata dal maltrattante”.

 

La violenza chiama la violenza

L’esperienza di violenza infantile, subita e/o assistita, specialmente se ripetuta, è un fattore che spiega sia il comportamento violento adulto sia la tendenza da parte della vittima ad accettare la violenza. Per le donne che riportano più di un episodio di violenza infantile si è stimato che il rischio di subire violenza fisica nell’arco dell’anno triplichi rispetto a quelle che – pur riportando livelli analoghi di redditi da lavoro, benessere familiare e istruzione – non segnalano episodi di violenza infantile. Il rischio di subire molestie sessuali quasi raddoppia, mentre quello di subire violenza sessuale aumenta di ben quattro volte. E come se non bastasse, le donne che hanno subito violenza fisica da bambine hanno anche una minore probabilità di troncare relazioni con partner violenti.

 

 

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