Popular Music nel 2019: analisi, riflessioni e consigli per l’ascolto

Written by on dicembre 22, 2019

Anche questo 2019 sta per chiudersi, lasciandosi alle spalle un sacco di incredibile nuova musica e tante riflessioni da fare.

Dal maintream più chiacchierato, all’underground più nascosto, quest’anno di musica ne è uscita davvero tanta. Difficile destreggiarsi tra charts, algoritmi e  recensioni cercando di non perdersi nel marasma di pubblicazioni da cui siamo sommersi, ma grazie agli strumenti in nostro possesso, se usati con cognizione di causa, possiamo veramente riscoprire il divertimento e la meraviglia che sta dietro alla ricerca della “buona” musica.

Il gusto nello scoprire qualcosa di nuovo, l’eccitazione del primo ascolto, le ore passate sulle recensioni, il toto disco/artista/canzone dell’anno con gli amici, le macchinate per i concerti, tutte cose che ad occhi (e orecchie) poco attenti sembrano figlie di un’epoca lontana e ormai perduta, ma che grazie alla fluidità che la musica ha riacquisito negli ultimi anni, tornano ad essere una realtà più che attuale tra gli appassionati di musica.

vinili dischi

Un’epoca di cambiamenti

Certo, è cambiato tutto: le modalità di ascolto, il supporto, i luoghi della musica sono diversi, si sono fortemente modificati col tempo. Ma dietro ad una forma che a molti può apparire poco familiare, c’è la stessa esigenza di fare ed ascoltare musica che muoveva le anime 20, 30, 40 anni fa. Tanti giovani si sono affacciati sul panorama con idee fresche, molti altri hanno confermato le loro grandi capacità artistiche e anche chi nella propria carriera ha detto tanto, continua ad ispirare e a lasciarsi ispirare.

Tanti sono gli stimoli che offre la nostra epoca, tanti sono i cambiamenti che stanno avvenendo, sociali, politici, culturali: il mondo del digitale è diventato parte integrante delle nostre vite e la tecnologia sta evolvendo in maniera esponenzialmente veloce; i ruoli di genere si stanno modificando, la sessualità sta venendo analizzata in modi completamente nuovi e finalmente comprensivi delle molte sfaccettature che essa comprende; i fenomeni migratori stanno modificando alcuni equilibri del mondo e la multiculturalità è ormai all’ordine del giorno; i cambiamenti climatici ci hanno messo di fronte al fallimento del nostro modello di sviluppo e ci costringono a delle scelte obbligate riguardanti il nostro stile di vita.

hands hearth man robot

Musica seria, ora più che mai

I fattori elencati sopra offrono una enorme varietà di stimoli che gli artisti del nuovo millennio hanno colto e spesso hanno affrontato ed analizzato sotto molti punti di vista. E quindi ecco che da un terreno fertile nascono i germogli che hanno dato vita ad un panorama estremamente ricco di significati.

Partiamo dal fenomeno pop dell’appena diciottene Billie Eilish, che ha scombussolato l’intero panorama mainstream con il suo esordio WHEN WE ALL FALL ASLEEP, WHERE DO WE GO?. Il disco, oltre a dimostrare le grandi doti di songwriting di Billie e Finneas (il fratello), mette in gioco una serie di tematiche legate al climate change fortemente attuali. Allo stesso tempo, in un altro continente, una band di pazzi in Australia ha pubblicato non uno, ma ben due album, sempre legati alle stesse tematiche. Sono i King Gizzard and the Lizard Wizard, che non mostrano alcun timore nel passare dal boogie di Fishing For Fishes, al thrash metal di Infests the Rats Nests, regalandoci due dischi stratosferici, musicalmente e concettualmente parlando.

girl bed dark

Spostandoci in Inghilterra, possiamo notare come il fenomeno Brexit sia stato ampiamente trattato da molti artisti inglesi. Abbiamo l’esempio più lampante con Nothing Great About Britain di slowthai, giovane promessa (ormai già conferma) della musica grime. Ma non solo. Ne sentiamo parlare anche nell’ intenso GREY Area della scoppiettante Little Simz, giovane artista londinese di origini nigeriane. E ancora gli Sleaford Mods, che nel loro ultimo lavoro Eton Alive, criticano fortemente la situazione socio-politica inglese e denunciano l’enorme distacco della classe dirigente dal popolo. Tutti dischi che contribuiscono alla nascita e alla proliferazione di una nuova forma di punk, non più legata alla musica rock, ma piuttosto ad una dimensione vicina al mondo urban ed elettronico.

album brexit

Un altro tema molto discusso negli ultimi anni, è legato alla figura della donna nel contesto della popular music. Molte le critiche mosse ad un sistema che sembrava incentrato sulla figura maschile e che spesso si concentrava su aspetti esclusivamente materiali della figura della donna. Beh, sarà che l’ondata di movimenti femministi ha portato una ventata di freschezza, sarà che la sensibilità legata al tema è cambiata o che semplicemente dovevamo aspettare lo scorrere degli eventi, il 2019 ha risposto a questi problemi nel modo più naturale possibile: con la musica. FKA Twigs,  Amyl and the Sniffers, Holly Herndon, Sudan Archives, Stonefield, Clairo, Coucou Chloe, Solange, Angel Olsen, ci hanno regalati alcuni tra i dischi migliori di quest’anno, mostrando la completezza artistica del loro essere donne.

Da citare sicuramente, il dominio indiscusso delle figure femminili nella scena techno contemporanea, che vede l’affermarsi (ed il confermarsi) di artiste di altissima caratura come Nina Kraviz, Amelie Lens, Charlotte de Witte e Peggy Gou, che quest’anno tra EP, singoli ed mix album hanno prodotto una grande quantità di materiale eccelso.

stranno nina

Cittadini del mondo

Come dicevamo, i fenomeni migratori hanno scombussolato non poco gli ultimi anni. Tante sono le problematiche legate ad essi, ma tanti sono anche i plus che una società fortemente multiculturale può avere, in primis nel mondo artistico. Stiamo assistendo finalmente al decadimento parziale della centralità del mondo occidentale in ambito musicale, il che ha permesso l’apertura verso un mondo musicale estremamente vasto, che per troppo tempo è rimasto nascosto.

Non manca quindi anche la musica contaminata dalle forme etniche in questo 2019. Il tribalismo liberatore di The Healing dei BCUC, il mix di elettronica e tradizione africana dei KOKOKO con Fongola e degli ODD OKODDO con Auma; perle rare come 7 Directions della giovane artista sudafricana NKISI, un’album fortemente radicato della cosmologia del Bantu-Congo, che sperimenta sulle poliritmie tradizionali della musica congolese, ponendole in un contesto elettronico.

album african music

Spostandoci, possiamo trovare altri ottimi ibridi musicali in dischi come Bahar, di Umut Adan, che mescola tradizione turca, Anadolu Psych e forme del cantautorato italiano, a cui l’artista di Istambul è fortemente legato. Altra chicca legata all’Anadolu Psych, è Gece, ultimo disco della band Altın Gün, che da Amsterdam porta avanti questa particolare tradizione turca, mescolandola alla nuova scuola psych. Un altro esempio di ibridazione ben riuscita, è il raffinato mix di elettronica downtempo e cumbia in Siku di Nicola Cruz, artista metà ecuadoregno e metà francese.

Musica viva

E’ quindi impossibile, incoerente ed ignorante credere ancora alla favola della “musica morta”, che ci viene raccontata assiduamente dall’inizio del nuovo millenio. Artisticamente parlando, viviamo in una delle epoche migliori per la popular music, sotto tanti punti di vista: artisti di ogni tipo, raggiungibili in ogni momento, musica di qualsiasi genere a portata d’orecchio. Tanti spunti da cui prendere ispirazione, tanti movimenti a cui fare riferimento.

Oltre ai già citati, andando al di là di qualsiasi categorizzazione, quest’anno sono usciti dischi stupendi che hanno tutte le carte in regola per resistere al passare del tempo: il superbo Norman Fucking Rockwell di Lana del Rey, lo straziante Gostheen di un’immortale Nick Cave, il genio in IGOR di Tyler, the Creator, lo stralunato e creepy Here Comes the Cowboy di Mac De Marco, l’atmosferico folk di Bon Iver con i,i, l’indie minimal e graffiante di Big Thief con U.F.O.F. e Two Hands;

band wood

Apollo XXI, il frizzante esordio in long playing del giovanissimo Steve Lacy, le folli sperimentazioni col sampling di JPEGMAFIA nell’ultimo All My Heroes Are Cornballs; le sublimi divagazioni elettroniche di Crush di Floating Points, il soul-pop solenne di Michael Kiwanuka nell’omonimo ultimo album, il gospel hip-hop in JESUS IS KING del controverso Kanye West; la maestria degli Skarbo Skulekorps mostrata nel minimalismo dell’omonimo disco, le nuove frontiere del rap di Danny Brown con uknowwhatimsayin¿, il leggerissimo e delicato Helado Negro con This is How You Smile.

orange white bass guitar

E poi tanti altri ancora, Skepta, Blood Orange, 100 Gecs, Tropical Fuck Storm, SOPHIE, Purple Mountains, Iamthemorning, Ty Seagull, Thom Yorke, Black Pumas, Fontains D.C., The Murder Capital, Black Pumas, Prison Religion, Toro y Moi, Kevin Morby, Rhye, Vampire Weekend, These New Puritans, Nilüfer Yanya, Kamaal Williams, Dominic Fike, Thierra Whack…insomma, elencarli tutti è impossibile, starei qui a farlo fino al nuovo anno, ma questo è solo una minima parte di ciò che ci ha regalato il 2019.

album post punk

Quindi, se ancora avevate qualche dubbio, potete metterli tutti da parte: alle porte della terza decade del nuovo millenio, la popular music c’è ancora, è viva, è di qualità e non mostra segni di cedimento. Certo, è cambiata, si è evoluta e spesso ha un aspetto diverso, ma il contenuto e i significati che porta con se sono ancora gli stessi del secolo scorso.

Non vi resta che tuffarvici a capofitto e riemergere solo dopo averne esplorato i fondali sommersi tra gli algoritmi e le playlist delle piattaforme di streaming. Se è buio non temete, c’è qui NeverWas Radio a farvi luce 😉

 

 

 


Current track
Title
Artist

Background