Scambio culturale, trap e giovani talenti: è davvero finita la musica nel 2018?

Written by on dicembre 17, 2018

Guida alle uscite musicali internazionali più interessanti del 2018. Chi dice che la musica è finita, è solo perchè è finita la sua voglia di ascoltare.

Nell’ultimo anno si è parlato tanto di come la “vera musica” sia ormai finita e di come le nostre orecchie non potranno più godere di quelle fantastiche vibrazioni emanate dalle favolose band degli anni 70’. Fortunatamente qui a NeverWas Radio abbiamo antenne capaci di ricevere anche le vibrazioni del nostro tempo e abbiamo trascorso il 2018 alla ricerca delle migliori perle che la musica ci ha regalato nell’ultimo anno. Perché è stato un anno ricco di musica, di ogni tipo, pop, rock, hip-hop, jazz, underground, mainstream e chi più ne ha, più ne metta.

Uno dei pregi (pochi, qualcuno direbbe) della nostra epoca è la possibilità di assistere ad atti creativi provenienti da ogni parte del mondo; ciò fa si che si creino dei ponti tra diverse persone, che vivono in diverse società, con modi di pensare diversi e stili di vita completamente differenti.

La musica del 2018 è davvero finita?Non ci sembra strano quindi, nel 2018 trovare una band come i Kikagaku Moyo, che produce pura psichedelia di matrice Gizzardiana, direttamente da Tokyo; ne é strano sentire misture di flamenco e trap come nell’esordio della catalana Rosalìa, El Mar Querér; o trovare a Londra una band come i Sons of Kemet, figlia del genio di Shabaka Hutchings, che mescola jazz, dub, ritmi caraibici e musica africana in un unica sinfonia ipnotica.

La musica del 2018 è davvero finita?Come è giusto che sia, sono i più giovani quelli che più assorbono l’interconnessione e lo scambio della nostra epoca. Un esempio ne è il ventunenne figlio di madre belga e padre egiziano, Tamino. Nel suo primo disco Amir, cultura europea ed araba si fondono a servizio di un denso e stratificato art pop. Da citare, la collaborazione con l’orchestra arabo-belga Nagham Zikrayat, che presenta diversi rifugiati nella sua formazione. Altro esempio è la ventitreenne di Cincinnati, Sudan archives, al secolo Brittney Parks. Ha all’attivo tre EP (l’ultimo, Sink, pubblicato quest’anno) in cui mescola drum machine, ritmi afro e violino. Un vero gioiello.

Oltre alla mescolanza di culture, il 2018 è stato caratterizzato anche da un altro fenomeno: la trap. Non che sia novità di quest’anno per carità, ma da questo gennaio il duro conflitto generazionale legato all’argomento sembra essersi inasprito. I ragazzini impazziscono, i grandi non la capiscono. Mi sembra un copione già visto e rivisto, ma molti gridano alla fine del mondo, quindi forse è giusto spenderci un paio di parole. Qui qualcuno mi darà del pazzo, ma la trap è musica e come ogni altro genere di musica ha un valore artistico; e dato che in particolare si parla di musica pop, ha anche un valore sociale e culturale. Le caratteristiche che la definiscono, musicalmente e liricamente, la simbologia a cui fa riferimento e le forme in cui essa si esprime sono conseguenza diretta della nostra epoca. Come lo è stato a suo tempo il rock, il soul, il blues, il jazz e tutti gli altri generi classificati sotto la voce popular music.

Poi è chiaro, c’è chi lo fa bene e chi no, ma un disco come FM! di Vince Staples, ? di XXXTenctacion, Veteran di JPEGMAFIA, Swimming di Mac Miller, tutti del 2018, sono lavori da ascoltare. Perlomeno per capire, non per farseli piacere. This Is America di Childish Gambino è una traccia che merita di restare per un bel po’ nelle orecchie di tutti. Così come OKRA e 435 di Tyler, the Creator. Insomma, di roba buona ce n’è tanta.

La musica del 2018 è davvero finita? 

Se a tutto questo aggiungiamo il nu soul-disco-funk di Oxnard di Anderson Paak, la psichedelia ovattata di IC-01 Hanoidegli Unknown Mortal Orchestra, la poesia jazz in Code Girldi Mary Halvorson, il malinconico Minusdi Daniel Blumberg, i due miracoli post-punk Songs of Praise dei giovanissimi Shame e Joy as an Act of Resistance degli Idles, il ritorno dei Low con Double Negative (uno dei picchi più alti di quest’anno, tra l’altro), il mix di elettronica e folk di Big Red Machine (primo disco dell’omonimo duo formato da niente meno che Bon Iver e Aron Dessner dei National), il plastico e surreale ipermodernismo di SOPHIE del suo shockante esordio Oil of Every Pearl’s Un-Insides, ce n’è da non finire più.

La musica del 2018 è davvero finita?Quindi, al netto delle polemiche, a NeverWas Radio ci sentiamo di dire che il 2018 è stato un anno di ottima musica, che fa ben sperare per il futuro. Soprattutto se consideriamo che i dischi qui citati non sono che una minima parte di tutti quelli usciti quest’anno. Vi invitiamo, per chi non lo avesse già fatto, ad ascoltare questi artisti e di andare sempre avanti nella ricerca del bello e del nuovo. Perché chi dice che la musica è finita si sbaglia, probabilmente è finita solo la sua voglia di ascoltare. Il mondo è già abbastanza pieno di persone superficiali che ci spingono a dare per scontato molti aspetti della vita e a scegliere sempre la via più semplice, fatta di lamentele senza analisi. Ma la verità è che le cose sono più complesse e per capire fino in fondo determinati fenomeni bisogna prima di tutto analizzarli. Non abbiate paura di andare oltre, di spingervi sempre al di là delle prime impressioni, perché passata l’apparenza, c’è un mondo da scoprire dietro ogni cosa. Nell’arte prima di tutto.

Consigli per il 2019? Semplicemente: ascoltate, ascoltate e ascoltate.

 

 

 

 


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