Billie Eilish – L’artista 4.0

Written by on aprile 10, 2019

Perchè Billie Eilish non è un alieno

Billie Eilish: dopo l’uscita del suo primo album, WHEN WE ALL FALL ASLEEP, WHERE DO WE GO?, molti l’hanno descritta come un alieno arrivato da un mondo sconosciuto, altri come la più grande scoperta musicale dai tempi dei Nirvana. Per me è molto di più.

E’ troppo facile catalogare un’artista estrapolandola dal proprio ambiente e inserendola nell’iperuranio degli intoccabili, decontestualizzandola totalmente dalla situazione in cui essa stessa esiste. Parlare di qualcosa che è “fuori al tempo”, secondo me minimizza anche il concetto che si vuole esprimere.

Perché la grandezza di questa giovane ragazza californiana, sta proprio nell’essere narratrice perfetta del proprio tempo. Fisicamente e concettualmente. Una flebile voce, nascosta in un corpo anticonvenzionale, che ci sbatte in faccia le paure e le incertezze più grandi dell’essere umano nel ventunesimo secolo.

L’ansia, la depressione, l’inconscio desiderio di rientrare in dei canoni innaturali di accettazione sociale ed estetica, l’eco del no future di fine anni 70’ che torna a incombere sulla vita dei giovani, un mondo totalmente in subbuglio tra guerre, migrazioni di massa, crisi economica e di valori.

Questo è quello che trasmette la figura di Billie, non qualche sorta di mondo ideale in cui scappare insieme felici. Perché quel mondo non esiste e non si può continuare ad esorcizzare il dolore e la paura scappando in realtà inventate, bisogna sbatterci contro la faccia e affrontare il problema.

Tutto questo lo racconta, non attraverso il solito ideale di anticonformismo inteso come “essere contro il sistema sempre”, ma al contrario, lo fa usando quello che il “malvagio sistema” ha creato: il Pop. Un genere che dovrebbe essere lo stemma dell’inarrivabile, dell’amore ideale e dell’esaltazione del successo, ribaltato a voce di una realtà nera e cruda.

Questo perché per Billie “la buona musica è buona e basta, non importa il genere”. Posso dirlo? Ha ragione da vendere. Basta parlare di musica vera e musica non vera, perché ormai viviamo in un tempo in cui tutto è talmente mescolato, da far perdere valore a qualsiasi stereotipo di categorizzazione. E’ il momento di togliersi di dosso un po’ della retorica portata avanti nel secolo scorso, in favore di un nuovo modo di intendere la musica e l’arte.

Perchè Billie Eilish non è un alieno ma un'artista 4.0

Billie è di esempio anche in questo. Incarna perfettamente la figura dell’artista 4.0, quello che sta dietro non solo al proprio strumento, ma anche al suo modo di porsi, all’aspetto estetico, scenografico, comunicativo e a tutte le fasi di produzione della propria opera. “Questo per me significa essere artisti a 360 gradi” – sostiene Billie. E la naturalezza con la quale porta avanti il suo pensiero, è la prova che questo modo di essere artisti non è solo fuffa e sovrastrutture commerciali, ma è frutto di un’esigenza vera, che lascia spazio ad una visione forse più concreta di questa professione. D’altronde, non è nemmeno la prima a farlo: se pensiamo anche solo a a Michael Jackson, Madonna e Lady Gaga ci troviamo di fronte a tre personalità che hanno fondato la loro carriera su questo modo di fare…volete forse dirmi che questi non sono veri artisti perché pensavano anche al proprio outfit?

Anche perché tutto questo plus, parte comunque dalla sua cameretta, dove scrive canzoni “alla vecchia maniera” con suo fratello, Finneas O’Connell (colonna portante del progetto, in quanto coautore di tutti i brani della sorella), una chitarra e un computer: che ha permesso ai due fratelli di farsi notare all’interno del music business, dopo aver caricato un brano su SoundCloud.

Perchè Billie Eilish non è un alieno ma un'artista 4.0

Ed è proprio a questo punto che la tecnologia si fonde con la vecchia scuola e nasce l’artista 4.0: quello che non vuole lasciare che il suo fuoco artistico si spenga tra le mura di casa, ma che utilizza consapevolmente i mezzi di oggi per portare il proprio messaggio sotto gli occhi di tutti.

La qualità di questo messaggio deve essere imprescindibile, altrimenti parliamo del nulla, ma poi centinaia di altre ore verranno spese per decidere come dovrà essere comunicato, un outfit coerente, la scenografia del live, la color correction delle foto promo, il taglio dei propri post su sui social. E lo deve fare lui, l’artista, perchè se vuole che quel messaggio qualcuno lo riceva, deve renderlo intellegibile a 360 gradi.

 

La naturalezza con la quale le nuove generazioni di artisti abitano queste dinamiche è la prova che non siano per forza sbagliate. Perché una ragazza di 17 anni come Billie, conosce il mondo in cui è nata e per lei è naturale muoversi all’interno delle regole da esso imposte.

Senza snaturare il germe della creatività, senza inquinare la sua arte, ma al contrario sfruttando tutto ciò che è a sua disposizione per uscire dai confini della propria camera, andandosi a ritagliare lo spazio che merita all’interno del mondo reale e sbattendo in faccia a milioni di persone il suo messaggio.

Questo significa essere artisti nel 2019. Fregarsene degli stereotipi di genere e delle sovrastrutture concettuali che decidono cosa sia meglio o peggio per la propria arte: questo è il vero contrasto ai mali della società, non il categorizzarsi a propria volta contro il conformismo, andando a ricalcare degli ideali che. volenti o nolenti, non fanno più parte della nostra società, diventando più vicini all’annientamento dell’essere, rispetto che all’affermazione di questo. Non importa se fai pop, rock, trap o punk, non importa se ti vesti di rosa o di nero, se mostri il tuo corpo o meno o se dici parolacce o no: quello che importa è che il messaggio che trasmetti sia di qualità e che tutto quello che racconti sia coerente con te stesso, passando attraverso le tue parole e le tue note, ma anche attraverso una scritta sulla tua maglietta.

Questo è Billie Eilish, non un’aliena venuta da chissà dove, ma un artista reale in un mondo reale.


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