10 dischi che compiono 50 anni nel 2019

Written by on gennaio 6, 2019

In attesa di scoprire le uscite discografiche che ci riserverà questo nuovo anno, diamo un’occhiata ai dischi pubblicati nel 1969, che compiono 50 anni nel 2019.

Lo sbarco sulla luna, la guerra fredda e la guerra del Vietnam, il dilagare delle droghe pesanti e le profonde tensioni sociali fecero del 1969 l’anno dei cambiamenti e della disillusione. Negli Stati Uniti il ’69 segnava la fine del movimento hippy e i suoi ideali di pace e amore, che raggiunsero il loro apice più alto a Woodstock, ma anche quelli più bassi, con la strage di Bel Air -per mano della Family di Charles Manson– e il tragico concerto di Altamont, che costò la vita a 4 persone (tra le quali un afroamericano accoltellato a morte da un Hells Angel). A Praga il giovane Jan Palach protestava, dandosi fuoco in piazza, contro l’invasione sovietica della Cecoslovacchia. In Italia la strage di Piazza Fontana segnava definitivamente l’inizio degli anni di piombo. Il ’69 fu quindi sinonimo di grandi tensioni sociali, ideali e disillusioni: gli stessi che si rintracciano anche nella musica prodotta quell’anno, costellata da dischi che sarebbero presto diventati delle vere e proprie pietre miliari del pop e del rock mondiale.

 

The Beatles – Abbey Road

Pubblicato il 26 settembre 1969 dalla Apple Records, Abbey Road è l’ultimo disco inciso dai Beatles prima della rottura (il successivo Let it be, venne registrato prima di Abbey Road ma pubblicato nel 1970). I fab four entrarono in sala d’incisione, agli Abbey Road Studios appunto, appena dopo la loro ultima -celeberrima- esibizione dal vivo sul tetto della sede Apple, la società che la band aveva fondato a Londra.

 

Led Zeppelin – Led Zeppelin II

Secondo album della band britannica, Led Zeppelin II viene registrato durante le pause del tour precedente e pubblicato il 22 ottobre 1969 negli Stati Uniti d’America (il 31 dello stesso mese nel Regno Unito). L’album occupa la prima posizione nella Billboard 200 (per ben sette settimane!) e nella UK Albums Chart. Raggiunge il primo posto anche in Australia, Canada, Spagna, Paesi Bassi e Germania, il secondo in Norvegia, il terzo in Francia e l’ottavo in Giappone.

 

David Bowie – Space Oddity

Nel novembre 1969 esce anche il secondo lavoro di David Bowie, pubblicato da Philips Records. Nonostante il discreto successo ottenuto dal singolo “Space Oddity“, lanciato a luglio in occasione dell’allunaggio dell’apollo 11, il disco non riceve una buona accoglienza dalla critica, che lo definsce discontinuo e di difficile ascolto.  Ottiene maggior fortuna la riedizione del 1972, in seguito al successo di The Rise and Fall of Ziggy Stardust and the Spiders from Mars.

 

The Who – Tommy

Tommy è il doppio album degli Who, passato alla storia come la prima opera rock, dal quale venne tratto anche l’omonimo film, diretto da Ken Russell. Narra la rinascita esistenziale di un ragazzino divenuto sordo, cieco e muto dopo aver assistito all’omicidio del padre e aver subito molestie e bullismo da parte dello zio e del cugino. Accolto in maniera discordante dalla critica, divisa tra il capolavoro e le accuse di sfruttamento a fini commerciali del tema della disabilità (il disco venne censurato dalla BBC), Tommy riscuote però un enorme successo di pubblico, elevando gli Who al rango di super star internazionali.

 

Rolling Stones – Let it Bleed

Uscito a fine 1969, Let it bleed è considerato da molti il vertice della carriera degli Stones, insieme a Beggars Banquet (1968), Sticky Fingers (1971), e Exile on Main St. (1972). E’ l’ultimo disco al quale contribuisce -seppur in piccola parte- anche Brian Jones, scomparso però prima che l’album fosse completato. Let it bleed diventa un enorme successo, sia di critica che di pubblico, e viene promosso con tour americano culminato il 6 dicembre 1969 con il tragico concerto di Altamont.

 

Pink Floyd – Ummagumma

Quarto disco della band britannica, Ummagumma è uno dei più sperimentali dei Pink Floyd e rappresenta lo spartiacque tra la musica che avevano composto fino ad allora, anticipando la direzione che avrebbero preso da lì in poi. Sebbene sia stato accolto positivamente dalla critica e dal pubblico, tutti i membri della band sono concordi nel definire Ummagumma un esperimento fallito.

 

Frank Zappa – Uncle Meat

Sesto album di Zappa, Uncle Meat segna una svolta importante nella carriera del musicista statunitense, che spinge la sua ricerca musicale verso il free jazz e la musica classica. L’intento di Zappa -infatti- è quello di realizzare un disco che rompa l’apatia della musica commerciale, lanciando una sfida anche al pubblico che vi si è ormai assuefatto. Il disco viene pensato come colonna sonora dell’omonimo film, che vede però la luce solo nel 1987.

 

Joni Mitchell – Clouds

Seconda uscita discografica della cantautrice canadese Joni Mitchell, Clouds vince anche un Grammy Award come miglior album folk dell’anno. Di Clouds Joni cura la produzione di tutti i brani (eccetto”Tin Angel”), registra sia le chitarre acustiche che le tastiere e dipinge anche l’autoritratto usato per la copertina. L’album contiene alcune delle sue canzoni più conosciute come: “Chelsea Morning”, “Both Sides Now” e “Roses Blue”.

 

The Doors – The Soft Parade

The Soft Parade è probabilmente l’album dei Doors che più si discosta dalle tradizionali sonorità della band californiana. Il disco infatti contiene degli arrangiamenti di fiati e di archi, nuovi per la band, e delle soluzioni compositive distanti dalla precedente produzione. Sebbene “Touch me“, uno dei quattro singoli estratti dal disco, raggiunge la terza posizione in classifica (la più alta mai ottenuta dalla band fino ad allora) e nonostante i dischi d’oro e di platino vinti, The soft parade lascia il pubblico dell’epoca perplesso, salvo poi venir riscoperto e riabilitato nel tempo.

 

Jefferson Airplane – Volunteers

Sesto lavoro discografico della band simbolo della controcultura californiana, Volunteers è anche l’ultimo album realizzato dai Jefferson Airplane in formazione originale. Il disco contiene forti prese di posizione rispetto alla guerra e alle tensioni sociali che dividevano l’opinione pubblica americana in quegli anni, ma anche profonde riflessioni sul rapporto dell’uomo con la natura. Nonostante il disco sia stato duramente criticato per via delle idee che veicolava e del linguaggio crudo che utilizzava, diviene fin da subito un enorme successo di pubblico.

 

Volendo potremmo aggiungere anche una serie di altri dischi statunitensi tra i quali “The Velvet Underground”, disco omonimo della band capitanata da Lou Reed, nonchè il primo senza John Cale. “I Got Dem Ol’ Kozmic Blues Again Mama!”, il primo lavoro solista di Janis Joplin e “My Way”, l’album che valse a Frank Sinatra l’appellativo di “The Voice“. Dall’Europa, invece, arrivano “Yellow Submarine” dei Beatles (sì, ancora loro!) e “Jane Birkin – Serge Gainsbourg“, distribuito anche con il titolo “Je t’aime – Beautiful Love”, il disco scandalo di una delle coppie più chiacchierate dell’epoca.

 

 


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