Intervista a M¥SS KETA: “Non chiamatemi trash, io sono punk”

Written by on novembre 19, 2018

Teatro greco, condizione della donna e logiche di potere. M¥SS KETA si racconta ai nostri microfoni e spiega perchè non vuole più sentirsi chiamare trash.

Lo ammetto, l’idea di incontrare M¥SS KETA mi metteva abbastanza in agitazione. Ammetto anche che il primo approcio con la sua musica, avuto in radio dalle casse sgraziate del pc di un amico, mi aveva fatto sorgere l’amletico dubbio “beffa o genio?“. Ma poi mi è bastato davvero poco; un ascolto più approfondito (a volume esorbitante), per decidere che sì, M¥SS KETA ha del genio. Perchè? Perchè ha scelto il modo più crudo e scioccante per mostrare i momenti più alti e più bassi del genere umano: raccontarli in prima persona. Dare loro un corpo –dalla femminilità strabordante– e un sound, crudo e diretto, come le parole che ci stanno sopra. E’ tutto lì, bello ed esposto, spudorato, su quella maschera scura. Suadente e irritante. Di nessuno e di tutti.

Ecco perchè, quando ho avuto occasione di farle qualche domanda, sentivo tutti-tutti-tutti quei disagi che, per comodità, chiameremo ansia da prestazione. Cosa avrebbe raccontato? Cosa avrebbe fatto per spiazzarmi?

La risposta è semplice: essere adorabile.

E dopo aver amabilmente chiacchierato dell’importanza della collaborazione, di teatro greco, maschere, condizione della donna e logiche di potere nelle epoche storiche, M¥SS KETA mi spiega anche perchè non vuole più sentirsi dire trash. In effetti come darle torto? Sulla Treccani la definizione di trash è “scadente, di bassa lega, di infimo livello culturale”… non sta sicuramente parlando di lei.

Ascolta l’intervista qui:

 

 

 

 

 


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