Spazio Yak | Fare della cultura un lavoro vero

Written by on gennaio 30, 2020

Ascolta il podcast dell’intervista a Stefano Beghi, fondatore di Spazio Yak, il teatro che non è solo un teatro ma il anche il cuore pulsante dell’innovazione sociale a Varese

Sul finire del 2019 siamo stati invitati a Spazio Yak, uno delle più interessanti esperienze di innovazione sociale e culturale del nostro territorio, per una mattinata di riflessione insieme a un po’ di altri operatori sociali e culturali. Il tema era la sostenibilità degli enti che sviluppano progetti culturali e sociali. Unica richiesta: vietato parlare di soldi. Ok alla progettazione, al cambio di sguardo, alle prospettive a lungo termine. No alla retorica del “non ci sono soldi per la cultura” e del “nessuno è disposto a investirci”.

Lo diceva bene l’ottimo Renato Quaglia (project manager, direttore organizzativo, coordinatore di istituzioni e iniziative culturali) alla fine dei lavori: “Quando soffia il vento o costruisci muri, o costruisci mulini a vento”. E costruire metaforici mulini a vento è esattamente quello che ha fatto la compagnia teatrale Karakorum, dando vita a Spazio Yak, la residenza artistica con sede nel quartiere Bustecche a Varese. Sì, parliamo proprio di quel quartiere periferico, famoso per tante cose (molte delle quali illegali) e non di certo per il teatro…almeno per ora.

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Le risposte alle domande Perché proprio lì? e Con quali obiettivi? Sono la vera essenza di Yak, che non è solo un teatro – lo dice il nome stesso – ma è anche un crocevia di idee, un luogo di sperimentazione artistica e sociale, un’entità che dialoga con la comunità locale, che raccoglie bisogni e inventa risposte creative. Un gruppo di artisti che osserva il mondo circostante e lo restituisce ai suoi abitanti sotto forma di spettacoli, laboratori, momenti di confronto, giochi per bambini e chi più ne ha più ne metta, a patto che sia fatto in stile Yak: quindi in maniera artistica e innovativa. E’ questo il patto stretto con la comunità locale: se mi dai fiducia, io posso mostrarti le cose, la tua casa, la tua quotidianità, sotto una nuova luce. Ed è anche lo stesso patto che gli attori stringono con loro pubblico dalla notte dei tempi, però in versione 2020.

Tutto bellissimo quindi? Sì. Facile? Non troppo. Sfatato ampiamente il mito dell’artista bohémienne – maledetto e scollegato dal mondo – quello che resta è il lavoro creativo sì, ma anche quello manageriale, fatto di business plan, project management, hard e soft skills. E allora Spazio Yak non è più solo la casa di un’Associazione – Karakorum – ma una vera e propria impresa sociale, con dipendenti e collaboratori, che si sostiene sbigliettando all’ingresso, ma anche collaborando con enti pubblici e privati. E così succede che le bollette, l’affitto, l’abbonamento a netflix e le rate della macchina le paghi facendo cultura. Lavorando per e con la comunità. Progettando esperienze artistiche.

“Si-può-fare!” Sì. Ma serve visione. Uno sguardo imprenditoriale che sposi la vocazione artistica. E serve anche qualità della vita. Sostenibilità economica e neurologica. Per capirci di più abbiamo parlato con Stefano Beghi, fondatore di Karakorum Teatro e Spazio Yak.

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