Duluth: Dogmadrome e il cyberpop di Lorenzo Mò

Written by on ottobre 30, 2019

È bene chiarire sin dall’inizio che Dogmadrome di Lorenzo Mo è uno dei fumetti italiani più importante del 2019. Lo è perché è un’opera d’esordio priva di mediocrità, che punta in alto e arriva a superare il traguardo come se nulla fosse. Lo è perché è un libro superpop (nel segno cartoonesco e nel suo raccontare i giochi di ruolo), che non vuole limitarsi esclusivamente a essere un fumetto divertente ma porta con sé una riflessione intelligente e non semplicistica del rapporto tra identità reale e virtuale (un libro perfetto quindi per descrivere la generazione dei nati tra la fine degli anni Ottanta e l’inizio dei Novanta).

Per registrare l’intervista abbiamo abbandonato per un po’ per mura del Circolo Gagarin per raggiungere Pavia e il Siro Comics, e insieme a Lorenzo Mo abbiamo cominciato un’esplorazione per scoprire tutto quello che si nasconde dietro il libro (da Richard Corben a Walt Disney, da Dungeons and Dragons alle scatole di cereali).

Ascolta QUI l’intervista di Matteo Contin, alias Duluth, al Siro Comics di Pavia ↴

Lorenzo Mò è un narratore che sa stupire. La sua storia cambia continuamente forma, facendosi sempre più assurda eppure straordinariamente coerente con l’universo tra i cartoons e l’hard-boiled che è riuscito a modellare con così poco spazio a disposizione. Salta all’occhio proprio questa cura nello studio dei personaggi, cui riesce a donare un’ambiguità di fondo (ad esempio il costume dell’amatissimo Annibale ricorda molto un completo sadomaso) che si traduce in una continua lotta interna al racconto tra innocenza e colpevolezza.

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