LUNGA VITA AD ANITA! INCREDIBILMENTE Il 25 NOVEMBRE 2019

Written by on novembre 29, 2019

La storia di Anita Garibaldi e della sua lotta per la libertà, contro la violenza e gli stereotipi di genere

Parlare in questi giorni finali di novembre di una grande donna come Anita Garibaldi, ha per Bistory un valore simbolico e sostanziale. Anita ha rappresentato la lotta contro tutte le oppressioni e, oltre ad aver fatto politica persino in una accezione fisica, quasi corporale, come dimostrano tanti avvenimenti della sua vita e la sua stessa morte, ha combattuto da giovanissima anche contro la violenza personale.

Storie forse rese leggendarie dall’agiografia risorgimentale, dove Anita bimba, ancora Ana Maria de Jesus Ribeiro da Silva, nel villaggio brasiliano di Laguna, infastidita dalle insistenti attenzioni sessuali di un contadino abbruttito, gli strappa il sigaro dalla bocca e glielo spegne su una guancia, oppure Ana che, tredicenne, denuncia le attenzioni sessuali indebite di un suo compaesano alla polizia, tra le risa dei poliziotti che le negano attenzione. Storie forse rese più gloriose dalla narrazione eroica, ma testimoniate dalla storiografia. Come sicuramente lo fu il matrimonio combinato, forzato e indesiderato, il giorno del suo quattordicesimo compleanno, con il ciabattino del paese, molto più vecchio di lei.

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L’amore giovanile per Garibaldi e la fuga con lui la fanno diventare adultera, madre di figli illegittimi, riprovevole, considerata una pazza avventuriera senza timor di Dio. E solo la sua forza indomita e l’amore ed il prestigio del marito le evitano ulteriori umiliazioni e violenze.

Insomma in privato ed in pubblico una vera donna che ha fatto la storia in soli 28 travagliati anni di vita, tra eroismi e lotta per gli ideali di libertà che amava e per cui ha speso tutta la sua esistenza; protagonista di una storia spesso avara di nomi femminili, ancor di più di nomi di donne che hanno avuto la forza, e forse la possibilità, di ribellarsi alla violenza e ai soprusi di un mondo totalmente maschile. Un mondo che a 200 anni dalla sua nascita, incredibilmente, ha ancora bisogno di scarpette e panchine rosse per sottolineare che il rispetto di genere, ma prima di tutto umano, ancora non è del tutto entrato nella quotidianità di troppe persone, di troppe culture, di troppi uomini.

Lunga vita ad Anita, alla sua storia ed alla sua corsa per l’uguaglianza e la libertà contro i soprusi e le violenze. Incredibilmente il 25 novembre 2019.

 

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